Febbre Mondiale.

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Vi prende? A me un sacco. Ci penso anche spesso durante i quattro anni di assenza.

Poi quest’anno è speciale, perché agli scorsi mondiali avevo il pancione e quest’anno guarderò le partite con lei (salvo orari strani come stasera, infatti spero che a mezzanotte già dorma).

Non voglio e non posso fare polemica sulle condizioni disastrate di alcune zone del Brasile che stasera cozzeranno con l’abbondanza che si vivrà allo Stadio. Posso solo tifare per quelle maglie azzurre che ci rappresenteranno in bellezza, sacrificio, agonismo ma anche figaggine (come negarlo?). E per stasera mi sono conservata una birretta col tappo azzurro, affinché niente sia dato al caso.

Forza azzurri!

Haimè, Carnevale.

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A me Carnevale proprio non piace. Lo posso dire? L’ho detto. Ooohhh…

E io e L abbiamo avuto da sempre quest’avversione in comune, quindi non abbiamo mai vestito in maschera la nostra bambina, e avremmo continuato così fino a quando, ci dicevamo, non l’avrebbe chiesto lei in modo esplicito, cioè con cognizione di causa.

Eccoci arrivati.

Settimana scorsa arriva la bomba: “Mamma, per Carnevale mi vestirò da farfallina”: E ora??? Senza panico, recupero un paio d’ali sbrilluccichevoli. E con un richiamo d’ali altrettanto sbrilluccichevoli sulle guanciotte con dei colori possibilmente non tossici, il gioco sarà fatto.

Invece arriva la seconda bomba dall’asilo.

Comunicazione scritta ai genitori: “Martedì grasso i bambini DOVRANNO venire già vestiti in maschera e dovranno portarsi i loro vestiti NORMALI solo per il cambio”.

Noooooo!!! E dove si comprano i vestiti di Carnevale? Per certe cose non conosco ancora bene questa città, otto anni fa abitavo ancora in Sicilia, io. Un po’ di comprensione, per favore…

Ecco che la comprensione arriva. Il super papà si offre e accompagna la piccina a scegliere il suo vestito da farfallina. Che non c’è. Ti va bene l’ape? No. Scegline uno. La ballerina. Comprato.

Comprato??? Con tutti i tutù che abbiamo a casa, di tutti i colori e di tutte le taglie, ne compriamo un altro? E pensare che la mamma lo voleva fare per professione…

Divertiti, amore.

Lui, lei e l’altro (calzino)

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Donne! Attenzione! bisogna stare molto attente, con la convivenza non si scherza. entra in moto un circuito subdolo, che da un lato ti appaga, ti eccita, ti fa stare bene, dall’altra ti usura la parte più femminile. lo so, non è facile svegliarsi prima di lui per truccarci e farci trovare in ordine o sorridenti e nessuno ce lo chiede, ma delle regole ci sono e bisogna rispettarle, non dobbiamo preparare la colazione al nostro uomo ogni mattina (a meno che non ci vada di farlo), non dobbiamo alzarci all’alba per preparare manicaretti mai sperimentati prima che ci obbligano ad ore e ore in cucina e poi ore ed ore davanti il lavello, no, basta semplicemente NON fare, ecco una mia lista personale del NON fare per il quieto vivere:

– non sbattetevi pretendendo lo stesso da lui, non l’otterrete, quindi rilassatevi e fatevi un burraco anche se avete una pila di due metri di roba da stirare

– non mettete il broncio se i suoi calzini sono attaccati alla maniglia della finestra da tre giorni, o li togliete voi o chiedete a lui di farlo, perchè a lui non danno fastidio

– non fatevi fregare con la storia che rifare il letto non ha senso perchè fra qualche ora vi ricoricherete e rispondetegli come vi rispondeva la vostra mamma

– se sta guardando una partita, lasciatelo fare, avrete un favore da chiedergli dopo non più di cinque minuti, pure che sia una bottiglia dura ad aprirsi (questo in effetti è un “fare”, ma potremmo trasformarlo in un “NON rompete se guarda il calcio, vi tornerà utile”)

non fraintendetemi, c’è anche tanto da fare, talmente tanto che la lista non basta,  a mio avviso sono più importanti i “non fare” se non si trascurano i giusti “fare”, altrimenti corriamo il rischio di ritrovarci con una tuta in poliestere che ci fa sembrare grasse e un convivente che ce lo fa notare.

ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale. forse.

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Consapevolezza d’invecchiamento

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Settimana sorsa, interno sera.

Mentre faccio il bagnetto alla mia bambina, mi accorgo che lo shampoo non si fonde perfettamente coi suoi capelli. Che strano, si sarà sporcata molto l’asilo. Cerco di lavarla e sciacquarla bene e la passo al suo papà, che di solto si occupa dell’asciugatura. Ma anche lui si accorge che i capelli non sono venuti bene. Vuoi vedere che il prodottino “primi mesi” non va bene per le bambine di tre anni? Possibile? Allora mi decido a comprarle uno shampoo da grandi, ma che non brucia gli occhi. Dopo due giorni facciamo una prova e…MAGIA.

La mia bambina esce dalla doccia con un profumo nuovo, da grandi ma buono. E dopo l’asciugatura del papi sfoggia anche una chioma fluente, morbidissima e brillante.

Vi chiederete qual è il problema.

Rendersi conto che in famiglia c’è qualcuno con i capelli più belli dei miei è stato come prendere una rastrellata sui denti, ma d’altronde a chi avrei potuto cedere lo scettro, se non a lei?

E se ricominciassimo con qualcosa di…forte?

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Quel “nastro rosa” che mi contraddistingueva circa sei anni fa (e che leggete lì sulla desta), è stato un po’ profetico. Infatti qualcosa di rosa è arrivato… Avevo già raccontato il mio parto sul web, quindi ecco il mio ricordo. Se però siete un po’ impressionabili, smettete di leggere ADESSO.

Data prevista del parto: 16 luglio 2010. Ma il 13 pomeriggio,  intorno alle 16 avverto le prime contrazioni, che continuano con una  frequenza esatta ogni 10 minuti per circa due ore. Quindi vado in  Ospedale giusto per “dare una controllata” alle 18. Verificano una dilatazione di 4 cm,  quindi mi trattengono.

Alle 21 mangio dei salatini con mio marito in  camera e subito dopo è la volta di del monitoraggio. Quindi  l’Ostetrica suggerisce a mio marito di andare a casa a riposarsi, perché  tanto non partorirò…adesso. E dato che tra un po’ invece ci sarà  bisogno di lui, riposato, meglio approfittare. Ok, lui quindi va via alle  22.

Ed eccoli, i dolori. Chiari, decisi, precisissimi che spaccano il  secondo. Non volendo svegliare la ragazza accanto al mio letto, che ha  appena partorito quindi si merita di riposare, mi chiudo in bagno e mi  fiondo sotto la doccia. Miracolo, il getto di acqua calda sulla schiena e  sulla pancia non mi fa quasi sentire le contrazioni, o quanto meno me  le fa dominare egregiamente. Solo che dopo un’ora, sola, in piedi e con  gli arti a pezzi, chiamo l’Ostetrica e le chiedo aiuto. Mi sono  stancata, ma l’acqua mi fa bene, molto bene. Quindi mi trasferisco con  lei in sala travaglio e una volta riempita la vasca, mi ci tuffo dentro.  Mancava solo l’idromassaggio…

Arriva anche mio marito e mi trova  stravolta: evidentemente i dolori adesso sono di altro genere. Adesso  sono dolori, appunto. Due ore in vasca mi distruggono e l’acqua non è  più così piacevole come in doccia (evidentemente era l’effetto dello  spruzzo del braccetto a darmi beneficio, immersa invece è tutta un’altra storia). Però le acque le rompo in acqua (intanto a mio marito avevo  già rotto qualsiasi parte del corpo a mia disposizione). Alle 5 mi  stanco anche di stare in vasca, quindi fuori con mio rammarico, dato che  avrei voluto anche l’espulsione in acqua…

Comincio a spingere  seriamente seduta sullo sgabello olandese (o vasino, per come lo  identifico io ) e alle 6.15 io e L diamo alla luce Marina. Lo  facciamo insieme, dato che sullo sgabello c’è praticamente seduto anche  lui. Uno scricciolo accartocciato mi si appoggia addosso.
Delirio di onnipotenza!

Il neo papà porta la piccola a fare il  bagnetto e l’Ostetrica mi dice: “Ok, appena senti la contrazione spingi, che facciamo nascere la placenta”.
Eh? contrazione? Spingi? Nascere? E che sono, gemelli?
Questa non me l’avevano detta, vigliacchi. Ma per l’espulsione della  placenta ho urlato tanto quanto il parto vero e proprio.

Quattro punticini, una doccia veloce (per la quale ho dovuto corrompere gran parte dl personale sanitario) e me ne torno in camera con mio marito e mia figlia. Ed è lì  che comincio a piangere… Di gioia, si intende! Ma tutto provoca in me  scompensi emotivi. La giornata prosegue tra visite di parenti e amici, ma io sono solo per lei. Come adesso…
Ah, perché la pupa accanto a me se la dormiva di gusto, mentre io ho dovuto aspettare 72 ore???  :)